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| Locandina film "Il paese delle spose infelici" |
Zazà, solo al mondo, fratello spacciatore, lasciato allo sbando. Veleno, ragazzo di buona famiglia, madre premurosa, padre avvocato, prigioniero di una vita che gli sta stretta. È qui che avviene una piccola significativa rivoluzione, è forse possibile modificare l'andamento di un destino all'apparenza già segnato? Zazà, grazie al mister Cenzoum, capisce di avere i piedi d'oro, ed intravede la sua possibilità di riscatto da quella giovinezza infausta. Veleno, si ribella a quell'esistenza borghese che la famiglia gli impone e decide di sporcarsi con la vita, quella vera, tra i ragazzi di strada che per sopravvivere e basta si rifugiano nel campo da calcio lercio e fangoso della Cosmica.
Diviene "Madonna" protettrice della squadra di calcio, Annalisa, tragica figura borderline, sposa infelice che tenta il suicidio, lanciandosi dalla chiesa del paese. Questa figura, avvolta dal mistero, diventa l'ossessione di Zazà e Veleno che timidamente riescono ad avvicinarla. Tra i tre s' instaura un rapporto ambiguo, marcato da un ingenua amicizia e dalle pulsioni sessuali, tipiche dell'adolescenza, dei due acerbi protagonisti, accomunati dal medesimo desiderio di conoscere e sentire la vita, dalla stessa voglia di amare Annalisa, dallo stesso identico anelito d'evasione da una realtà controversa.
Con ogni certezza, s'intravede uno spaccato a tinte fosche della realtà tarantina di quegli anni. Terra mangiata dall'inquinamento, devastata dalla mattanza sanguinosa della criminalità, protagonista dell'ascesa politica di loschi figuri.
Tutta la vicenda è narrata in maniera cruda e asciutta, forse fin troppo, tant'è che spesso si ha la sensazione che ogni tema, ogni tassello del film che compone l'intreccio narrativo venga accennato e poi abbandonato lì.
L'opera prima di Mezzapesa lascia un po' spiazzati, è difficile capire dove la narrazione voglia condurre. La sensazione che si ha, sebbene si riscontrino i richiami al neorealismo di Pier Paolo Pasolini o ai documentari di Cecilia Mangini, in cui le tematiche trattate vengono raccontate in maniera pregnante, da attori presi dalla strada, è che qui qualcosa non funzioni, che qualcosa rimanga in sospeso e non elaborato, come invece le dinamiche delle traversie personali dei protagonisti meriterebbero.


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